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    November 01

    Romanzo on-line - Diario di un'estate

     

    (Trance 61)

        

    La serata si avviava verso la sua conclusione e nel gruppo si respirava aria di serenità; specchio evidente di ciò era certamente il sorriso che mia cugina Angela aveva stampato sul volto, proprio lei che fino a quel momento era sembrata così poco entusiasta di quella vacanza e così tanto raramente s’era lasciata andare ad espressioni divertite e felici; Diego e Sara se la spassavano prendendosi in giro reciprocamente, mentre Claudia, Rosa ed Angela sembravano aver formato un bel trittico impegate com’erano a spettegolare sulla miriade di passanti; accanto a loro Susanna partecipava ridendo di gusto alle battute, mi era davanti ed io cercavo nelle sue espressioni tracce di qualcosa che assomigliasse al mio stato d’animo tenendo nella mente e nel cuore quel turbine di magiche sensazioni provocate da qualche attimo di partecipi sguardi. Per gioco e forse anche allo scopo di attrarre la sua attenzione tiravo leggermente le punte dei suoi lunghi capelli che ella quella sera portava sciolti.

    -     Bada - diceva sorridendo divertita - se lo rifai ancora… - e mi puntava contro il dito indice e lo sguardo fintamente minaccioso; recitando la parte di colui che non sapesse di cosa stesse parlando alzavo le mani in senso di resa di fronte alle sue intimidazioni e questo creava una condivisione di regole per un gioco mai progettato e che per questo dava la sensazione dell’esistenza di una grande e naturale sintonia.

     Stava al gioco e ciò mi riempiva ancor più di gioia e di gratitudine per colei che dimostrava simpatia per me e non lasciava che passassi inosservato; era repentinamente disposta ad abbandonare le goliardie ed i pettegolezzi che condivideva con le altre ragazze per dedicarsi ai banali giochi che le proponevo io e questo in me alimentava la convinzione, inesorabilmente crescente, che la simpatia e l’affetto che io provavo per lei fossero totalmente condivise e che della lista delle persone da lei preferite io fossi il principe.

    Mezzanotte, ora di salutarsi; passeggiavamo silenziosi tra la folla gustando il gelato che chiudeva quella serata di cui eravamo sazi e sodisfatti; ci avviavamo verso il luogo dove Susanna e sua sorella Rosa avevano appuntamento con i loro genitori che dovevano riportarle a casa in auto.

    -     Noi come torneremo a casa? - mi chiese Diego.

    -     A piedi, è ovvio. - gli risposi continuando a leccare il mio cono gelato.

    -     Sarà lontano?

    -     Mah, due o tre chilometri, non saprei.

    -     Ci vorrà più di mezzora per tornare.

    -     Che importa, abbiamo camminato fino ad ora, mezzora in più non ci ucciderà.

    -     Forse lo farà qualche maleintenzionato!

    -     Non gufare!

    Sara ascoltava la nostra conversazione.

    -     Gabriele ha ragione, cosa vuoi che accada, anzi sarà divertente una passeggiata sotto queste stelle luccicanti.

    Alle sue parole sollevai lo sguardo ed effettivamente il cielo era meravigliosamente stellato; ci si avviava verso zone meno frequentate, meno rumorose ed anche meno illuminate di Praia a Mare e ciò consentiva di godere sempre meglio di quello spettacolo suggestivo.

    -     Ehi, di cosa parlate voi lì dietro? - disse Rosa che passeggiava qualche metro davanti a noi insieme con sua sorella, con Claudia e con Angela.

    -     Si diceva che ci divertiremo a tornarcene a casa a piedi sotto le stelle. - rispose Sara.

    -     A piedi! Ma siete matti? Non passa a prendervi nessuno?

    -     No e comunque non ce n’è bisogno - dissi ironico - siamo baldi giovani noi! - sottolineai il noi con un diverso tono di voce.

    -     Senti brutto anatroccolo - replicò Rosa - cosa vorresti dire con questo? Ti informo che io fra qualche mese parteciperò ad una corsa campestre e di certo arriverò per prima al traguardo!

    -     Bè certo - affondai - d’altra parte è difficile arrivare secondi quando si gareggia da soli!

    -     Da sola un corno! Saremo più di cento.

    -     Un vero pollaio.

    -     Che hai detto!?

    -     Nulla, nulla, un colpetto di tosse.

    -     Già, spero ti vada di traverso! - A quel duetto tutti sghignazzavano divertiti.

    -     Ok, ora smettetela di beccarvi e parliamo di cose serie; - intervenne Susanna - davvero avete intenzione di arrivare a piedi a casa?

    -     Certo - dissi - non è poi così lontano.

    -     Ma siete impazziti, è notte e potrebbe essere pericoloso!

    -     È quello che ho detto anche io. - intervenne Diego.

    -     Su non fatela così drammatica, non sarà poi la fine del mondo, state sereni. - continuai; Susanna allargò le braccia in segno di stupore.

    -     A dire il vero - intervenne Angela - il mio problema non è tanto la notte quanto che sono molto stanca.

    -     Già, anche io - disse sua sorella - per quanto dovremmo camminare ancora?

    -     Una mezzora, quaranta minuti al massimo, credo. - le risposi.

    -     Oddio! - Angela ebbe un sussulto di sconforto.

    -     E che sarà mai!? - le disse Sara spintonandola un po’, avvilita dalla facilità con cui nostra cugina si affaticava.

    -     No ragazzi, non se ne parla neppure - sbottò Susanna - vi daremo un passaggio con la nostra auto.

    -     Già - disse sua sorella - e come ci infileremo in sette sui sedili posteriori?

    -     Ci stringeremo, non ha importanza, sarà per poco.

    -     No Susanna - intervenni - Rosa ha ragione non è possibile; portate con voi Claudia ed Angela che sono stanche, noi altri tre in breve saremo a casa.

    -     Ma come? - disse Susanna.

    -     Tranquilla, non è un sacrificio, siamo contenti di fare quest’ulteriore tratto di strada a piedi.

    -     È vero - disse Rosa - questa è l’unica soluzione.

    -     Fate come volete, cosa posso dirvi di più. - concluse Susanna suo malgrado.

     

    Continua...(trance 62: 22/02/09)